martedì 7 novembre 2017

Non mi lascerai annegare di Griselda Doka


IV.

Non mi lascerai annegare
quando il vento sfuma gli scogli
e la luce ferisce
le pupille dei gabbiani
non lasciarmi affondare 
ora che sono la tua preghiera disperata
e al ciel sereno
quella gratuita bestemmia
afferrami le dita
e conducimi a te
oltre le tue mani ci sono già stata
credimi
il porto è una grande menzogna
con navi pericolanti
che sanno di ruggine
e di acido che ti porti addosso
quando non distingui il sudore
dalle onde o dalle lacrime

(Griselda Doka, da Solo brevi domande esiliate, Fara Editore 2015)

lunedì 6 novembre 2017

I fiori vengono in dono di Amelia Rosselli


I fiori vengono in dono e poi si dilatano
una sorveglianza acuta li silenzia
non stancarsi mai dei doni.

Il mondo è un dente strappato
non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.

Puntando ai semi distrutti
eri l'unione appassita che cercavo
rubare il cuore d'un altro per poi servirsene.

La speranza è un danno forse definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano.

Convincevo il mostro ad appartarsi
nelle stanze pulite d'un albergo immaginario
v'erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.

Mi truccai a prete della poesia
ma ero morta alla vita
le viscere che si perdono
in un tafferuglio
ne muori spazzato via dalla scienza.

Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.

[Amelia Rosselli, da Documento, 1966-1973]

martedì 31 ottobre 2017

C'è un istante di Biagio Salmeri


C’è un istante
quando il fiume s’asciuga
nel letto

in cui è dato ripercorre a ritroso
la propria vita

fino alla fonte

alla bocca della madre
aperta
nel gridare la nascita

che ora vuota
e silenziosa pare
ingoiare la terra


(Biagio Salmeri, da Accessi remoti)

venerdì 27 ottobre 2017

Preghiera per i liberatori di Lucio Zinna


Liberaci o Signore
dalla prepotenza di coloro
che hanno sempre qualcuno
da liberare.
Liberaci da questa loro
anomala schiavitù.

Libera nos Domine
dai liberatori
tradiscono se stessi
e i liberati
odiano i conquistatori
e li sostituiscono.

Lascia o Signore
che trovi ciascuno
il necessario impulso
ad ogni liberazione.
Che ciascuno possa liberarsi
(da solo o in compagnia)
liberamente.

[Luciao Zinna, da Bonsai]

giovedì 26 ottobre 2017

Hai visto la luna dei poveri? di Vincenzo D'Alessio


Hai visto la luna dei poveri?
È così bianca, così vuota
non scalda, si spinge tra
il buio e le nuvole raccoglie
il gelo delle notti.

Quanti giri nel cielo compie
la luna prima che venga
il sole a illuminare le sventure


[Vincenzo D'Alessio, da “La tristezza del tempo” 2014]

mercoledì 25 ottobre 2017

Lucania di Francesco Arleo


Mia madre non si chiede perchè è nata quì,
noi siamo figli innervati di silenzio

mia madre non si chiede perchè siamo scappati.
Noi siamo i dispersi
laureati raccomandabili
camerieri al Caffè Canova
cuochi di Holloway road
inquilini sotterranei
portieri di Milano
facchini di Boulevard Saint Germain
stallieri nelle Pampas
puttanieri d'ogni luogo
locandieri di Buenos Aires
predatori gentili di Montecarlo
morti di fame a Caracas
siamo i tuoi figli.

Lucania
non sei verdi declivi, faggi o versi d'Orazio

tu sei i tuoi dispersi.

[Francesco Arleo - da Le parole sono amanti, 2001]

Porto in salvo dal freddo le parole di Francesco Scarabicchi


Porto in salvo dal freddo le parole,
curo l'ombra dell'erba, la coltivo
alla luce notturna delle aiuole,
custodisco la casa dove vivo,
dico piano il tuo nome, lo conservo
per l'inverno che viene, come un lume.

[Francesco Scarabicchi -da Il prato bianco]

Camminano sulle zampe dei gatti di Rocco Scotellaro



Improvvisa la sera ci ha toccati
me, le mie carte, la pezza di luce
sui mattoni della stanza.
E' tanto imbrunito
che mi sento addosso paura.
Ha ripreso la vita
dei piccoli rumori.
Sono sui tetti le anime
dei morti del vicinato,
camminano sulle zampe dei gatti.


[Rocco Scotellaro, da E' fatto giorno]

sabato 21 ottobre 2017

A Edith di Marina Minet



“Il Cielo non prende niente
    senza ripagare smisuratamente”
    (Edith Stein)

Arrivò così la sera
come una caduta di foglie al frangere del vento
e niente m’impaurì
né il silenzio né la pace
né la strada smarrita sulla fronte.

Quale schianto avrebbe potuto piegarmi
se la bocca benediva il fango
a ogni respiro
e tutte le pietà sembravano straniere
riflesse nella croce di mio padre.

Arrivò così la sera, in un cercare di sguardi
col ticchettio dell’orologio come prova
di quell’attesa santa
deposta sulla sorte senza una preghiera.

(a Edith Stein)


[Marina Minet, da Scritti d'inverno, Print Me Editore 2017]